mercoledì 26 agosto 2009

Non aiutiamo i naufraghi.

L'appello dell'opinione pubblica dice sostanzialmente questo: freghiamocene di quei poveri disperati che vogliono approdare sulle nostre coste. E ci ritroviamo su un dualismo estremamente distante. Da un lato interveniamo e iniziamo a infangare tutto e tutti quando un barcone di immigrati ha dei morti durante la traversata, ma da un altro vorremmo che non arrivassero mai qui da noi.
Le autorità maltesi nell'occhio del ciclone perchè non si prestano a portare in salvo mai gli immigrati. Mancheranno di umanità, di spirito di solidarietà o semplicemente sono coscienti di non poterli aiutare e portarseli a casa? Ma allora perchè non riaccompagnarli a casa? No, Malta preferisce portarceli a casa nostra, forse perchè effettivamente si fa così quando c'è un ospite che non possiamo ospitarlo, quindi chiediamo all'amico con la casa più grande di ospitarlo, oppure lo mandiamo in albergo. L'importante è pur sempre essere ospitali, mica possiamo rimandarli a casa.
A che prò poi? Sbarcarli qua, con tutte le conseguenze e i problemi che sappiamo. E d'altronde noi siamo cristiani, siamo sempre pronti, ipocritamente, a tendere una mano di speranza al nostro prossimo. Non possiamo violare i diritti civili, non possiamo non rispettare le leggi dell'aiuto in mare e quant'altro. Ma Malta, indipendete da tutto e da tutti, può violare le leggi internazionali e limitarsi a portarceli a casa nostra.
La Bossi-Fini non funziona e i livelli occupazionali sono ridicoli da definire appunto occupazionali. In compenso abbiamo un bel numero di clandestini, di morti in mare, e di affluenza ed esubero a Lampedusa divenuto oramai il simbolo del mediterraneo per l'immigrazione e la porta d'ingresso in Italia.

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