lunedì 11 ottobre 2010

Duemila persone a Torino. «Tenere unito il mondo del lavoro»

Duemila persone, trecento metri di corteo, un sindacato, cinque partiti comunisti, quindici rappresentanti del popolo viola, un consigliere regionale del Movimento a Cinque Stelle. La manifestazione nazionale Usb “contro il modello Fiat” che si è svolta ieri a Torino è stata piccola ma orgogliosa. Purtroppo ha anche messo in luce le indomabili divisioni della sinistra e del sindacato. Inutile negarlo, il virus della separazione e delle gelosie resiste.

E’ stato un corteo molto rosso e pieno di pugni chiusi, aperto da una dozzina di lavoratori incatenati che portavano uno striscione recante la scritta “schiavi mai”. Dietro di loro un altro striscione “No al modello Fiat, no al patto sociale, no ai sindacati complici” e poi un serpentone umano si è allungato lungo corso Traiano ed ha raggiunto gli uffici Fiat in via Nizza. Tra i manifestanti erano presenti anche delegati della Confederazione Cobas della Fiat, migranti, giovani dei Blocchi Precari metropolitani, dipendenti pubblici e precari.
Tutto molto tranquillo e pacifico, il corteo ha incontrato il favore di molti torinesi increduli, ignari della manifestazione che di fatto è stata snobbata dai maggiori operatori dell’informazione. Simonetta Zandiri, portavoce di Resistenza Viola Piemonte, commenta: «E’ vero, è stata un manifestazione piccola ed orgogliosa e noi siamo felici di averne fatto parte. Ma è inutile negare che resta un po’ di amarezza in bocca alla fine di questa camminata. Mancavano molti soggetti. Certo i partiti non portano in piazza più nessuno e quindi la loro assenza oggi non è una sorpresa. Ma la mancanza degli studenti, dei pensionati e di tanti lavoratori è incomprensibile. Resiste l’apatia generale e, se vuoi, anche la paura di fronteggiare chi si pensa detenga il potere. Un potere che, evidentemente, è visto come un diritto di vita o di morte sulle persone. Ripeto, capisco gli operai Mirafiori che oggi non c’erano, ma altri soggetti dovevano essere presenti. Nel pomeriggio sono stata in val Susa... impossibile non rimanere scioccati dall’abissale differenza tra i due momenti di contestazione. Forse non è percepito il rischio che il modello Fiat impone ai lavoratori, un rischio mortale che una volta per tutte dovrebbe portare oltre le divisioni».
Anche Renato Patrito, segretario provinciale Prc (presente senza proprie bandiere per esplicita decisione), esprime dubbi: «E’ necessario un percorso di dialogo e integrazione maggiore tra le sigle sindacali e non solo... Forse quella della Usb è stata vissuta come una scelta non concordata. Il percorso verso l’unità a sinistra e nel sindacato è ancora molto lungo, necessita di forte volontà».
Le rappresentanze Usb sono giunte da tutta Italia e molte tra di loro si sono dette soddisfatte della manifestazione. In un comunicato stampa l’Usb ha dichiarato che «nessuna divisione del mondo del lavoro deve passare e non si può e non si deve affidare ad una categoria, pur forte ed attrezzata, la difesa degli interessi di tutti perché tutti, in tutte le categorie, hanno bisogno del sindacato combattivo e conflittuale. La confederalità, la generalizzazione delle lotte, la volontà e la capacità di connettere le lotte perché nessuno resti solo davanti alla ferocia del capitale e dei padroni sono gli ingredienti giusti per essere davvero il sindacato che serve ai lavoratori; oggi ne è stato costruito un altro pezzo». La totalità dei manifestanti si è detta pronta a prendere parte anche alla manifestazione nazionale della Fiom prevista per sabato prossimo a Roma. Nel pomeriggio buona parte dei manifestanti si è poi spostata in Val Susa.
Maurizio Pagliassotti
in data:11/10/2010

Liberazione.it

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