«Ho ritrovato nei call center un'atmosfera che mi ha ricordato il film «Riso amaro». C'è un reclutamento quasi esclusivamente al femminile e tra loro non si crea una forma di solidarietà ma di competizione e di scontro dentro una dimensione che è assolutamente precaria, perché sebbene oggi il lavoratore sia tutelato dai contratti e dagli accordi bilaterali, sempre di lavoro a termine si tratta. Nei call center c'è una tempistica accelerata. È come la raccolta del riso di 60 anni fa. Tu devi essere più veloce della tua collega perché altrimenti c'è il rischio che ti mandino via. È una forma di schiavismo moderno e la tristezza è l'appiattimento delle donne che ti dicono "ma noi non possiamo farci niente, la situazione è questa...». Maria Luisa Zuccarello, 31 anni, dottoranda di Scienze della formazione, precaria «cacciata via dall'Università in quanto non appartenente ad alcuna casta», segretaria provinciale della Felsa-Cisl (Federazione lavoratori somministrati atipici e autonomi) fotografa con un'immagine chiara, la situazione del lavoro femminile oggi.
Un settore sul quale la Cisl di Catania ha puntato la lente d'ingrandimento con un'indagine relativa ai ricorsi che arrivano sul tavolo dei magistrati del lavoro del Tribunale di Catania. Così si scopre che su 250 ricorsi (esclusa previdenza e decreti ingiuntivi) assegnati ad un singolo giudice, solo il 10 per cento hanno per oggetto problemi riferibili al «mobbing», la forma di persecuzione e vessazione sui luoghi di lavoro. Un reato che, a differenza dello stalking regolato da una legge chiara che sta dando buoi risultati non è ancora ben definito e, di conseguenza, la risposta di giustizia (quando viene presentata una denuncia) è rara. Tanto che l'80 per cento dei ricorsi per mobbing, fi ferma al rigetto in primo grado. «Ci sono 14 proposte di legge tra Senato e Camera ma non c'è una legislazione precisa - conferma Mariella Consoli, consigliera provinciale di parità - anche quando c'è un sogetto coraggioso che riesce ad andare avanti, è sola perché anche noi consigliere abbiamo necessità di trovare delle prove precise e non sempre i colleghi di lavoro sono disposti ad aiutare le persone discriminate».
Di mobbing si è parlato ieri nell'incontro organizzato dalla Cisl sul tema delle molestie nei luoghi di lavoro. Per l'occasione è stato proiettato anche il film «North Country, Storia di Josie», del 2005, storia vera di una donna (interpretata da Charlize Theron) che lavora in miniera e si ribella alle violenze dei colleghi maschi. «Per la complessità nel riuscire a rappresentare il mobbing non si è ancora riusciti a definirlo giuridicamente come reato - dice Rosaria Rotolo, segretaria territoriale della Cisl di Catania - ed è difficile anche costruire il ricorso». All'incontro hanno partecipato tra gli altri il segretario generale della Cisl etnea Alfio Giulio, Daniela De Luca della segreteria regionale della Cisl siciliana, Barbara Carrara, responsabile regionale del Coordinamento Donne Cisl e Rosa Maria Monastra, presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Università di Catania.
c. g.
La Sicilia
30/09/2010
Di mobbing si è parlato ieri nell'incontro organizzato dalla Cisl sul tema delle molestie nei luoghi di lavoro. Per l'occasione è stato proiettato anche il film «North Country, Storia di Josie», del 2005, storia vera di una donna (interpretata da Charlize Theron) che lavora in miniera e si ribella alle violenze dei colleghi maschi. «Per la complessità nel riuscire a rappresentare il mobbing non si è ancora riusciti a definirlo giuridicamente come reato - dice Rosaria Rotolo, segretaria territoriale della Cisl di Catania - ed è difficile anche costruire il ricorso». All'incontro hanno partecipato tra gli altri il segretario generale della Cisl etnea Alfio Giulio, Daniela De Luca della segreteria regionale della Cisl siciliana, Barbara Carrara, responsabile regionale del Coordinamento Donne Cisl e Rosa Maria Monastra, presidente del Comitato Pari Opportunità dell'Università di Catania.
c. g.
La Sicilia
30/09/2010
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