domenica 24 gennaio 2010

Proposta di Brunetta: "Diamo 500 euro ai giovani"

Cosa frullerà mai nella testolina di Brontolo? Ne spara oramai una al giorno, eppure sembra che sia in buona fede e pieno di iniziativa questo ministro, questo servitore dello stato. Nulla da fare, il suo impegno non basta e nessuno lo premia mai, anzi tutti ad accusarlo di dire "cazzate".

D'altronde quando uno propone di "obbligare" i giovani di 18 anni a lasciare casa e dopo qualche giorno, dopo numerose pernacchie, propone di dare 500 euro ai giovani prelevandoli dalle pensioni dei genitori insomma, scattano nuove pernacchie. I sindacalisti, i colleghi e l'opposizione corre ai ripari e smentisce l'impossibilità della cosa. Il nostro poi non è mica uno stato sociale e i truffatori sarebbero dietro l'angolo a fregare le 500 euro tutti. La cosa ancora peggiore, che forse non aveva valutato, che 500 euro non è nemmeno il costo di una camera in alcune città italiche, dove la speculazione è ad alti livelli. Forse dovrebbe farci convincere a vivere come immigrati clandestini in baraccopoli con quei soldi!!!

Però a pensarci bene, il suo impegno è lodevole, mai nessuno aveva preso a cuore la questione "bamboccioni". Allora lo aiutiamo a riflettere al caro ministro, nella speranza che legga su facebook e sui media le informazioni che daremo. Se invece di un ridicolo bonus da 500 euro, pensassimo di realizzare maggiori controlli sugli obblighi contrattuali dei datori di lavoro? Ciò realizzerebbe una miglioria delle condizioni di lavoro di giovani e meno giovani, ma , sorpresa delle sorprese, aumenterebbe il lavoro per tutti. Se molte aziende rispettassero gli orari di lavoro, e la turnazione e rotazione di lavoro ci sarebbe molta più occupazione e meno problemi. Inoltre, se il pensionamento fosse avanzato ad età di 60 anni massimo, creerebbe più occupazione per i giovani, più ricambi generazionali. Quindi meno bamboccioni e meno disoccupati e nuova forza lavoro. Ciò di conseguenza migliorerebbe la questione pensioni dove si tende di stritolare al massimo il lavoratore per 35 anni o spesso 40 anni di contributi, ma subito appena si da lui il pensionamento, non si ha facilmente il cambio generazionale. Appena lo si ottiene il neo lavoratore parte da 30 e oltre anni a versare contributi, quindi un ritardo nel ciclo.

Insomma analizzando bene il ciclo del cambio generazionale e il rispetto delle leggi si riuscirebbe veramente ad ottenere migliori condizioni e meno "bamboccioni". Sopratutto sarebbe fondamentale la formazione lavoro obbligatoria sia post laurea che post diploma. Non è ammissibile che le scuole formino, più o meno bene, per anni su tanti concetti teorici e pratici (a livello scolastico e di laboratorio), ma poi nel mondo del lavoro non si abbia l'ottica di nulla, se non una confusione spesso enorme sulla teoria, senza riuscire a trovare il contatto con la pratica del problem solving quotidiano.

Speriamo!!!

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