Mentre l'Italia di questi giorni e di questi mesi si concentrava sul Lodo Alfano, sui fatti di cronaca di violenza e sul caso Marrazzo, un'altra Italia, quella senza veline, quella delle leggi tra amici, si impegnava al decreto Ronchi che prevede liberalizzazioni nel settore dei servizi pubblici. Tra le più importanti quella dell'erogazione idrica.
La legge passa alla Camera dei deputati con uno scarto poco evidente, ma sicuramente presente. Purtroppo decide chi vince e non la minoranza. In definitiva la legge par essere passata.
Inutile dire che la parte favorevole è quasi tutta la destra capitalista che incula l'Italia senza vasellina da anni. E proponendo mille e mille buoni motivi e gridando allo scandalo ogni qual volta la si pensi in modo diverso, anche questa è passata.
Inutile parlare delle proteste dimostrate oggi da alcune maestranze, le quali sono state definite ingiuriose verso chi fa le leggi. La vera ingiuria è privatizzare. Dopo i continui rincari dei beni di servizio che abbiamo negli anni privatizzato e delegato nei comuni, ancora abbiamo il coraggio di parlare di privatizzazione?
E' un paradosso lo so. Quando parliamo di privatizzare un servizio come le Poste, come l'Enel, come Telecom, abbiamo ottenuto qualche vantaggio, ma se parliamo di privatizzare acqua, gas, ATO rifiuti etc, otteniamo solo e solo problemi? Sono cambiati i tempi? Sono cambiati i target di conformità?
Intanto in Sicilia stanno nell'occhio del ciclone per la fallita privatizzazione dei rifiuti, con Palermo che solo ieri sta andando contro una sentenza delle cassazione che delineava rimborsi e illecito l'aumento del 100% della TARSU, e il comune si approvava un altro aumento della medesima.
Più privatizziamo più paghiamo insomma?
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