Come, affettuosamente, gli amici del Trend definiscono Gianfranco Fini da mesi e mesi. Un fini che non sta più a destra, ma lui migra a centro, forse con il suo modo libero di pensare, forse con il suo metodo di riscuotere consensi, forse con la sua mania di poter apparire e voler apparire distaccato da un governo di centro destra che oramai è dittatoriale e non vuole fare gli interessi del paese.
Il suo chiaro e schietto dissenso alla riforma sui processi brevi, proposta e valorizzata negli ultimi giorni dal presidente del consiglio. Fini ammette subito che queste riforme della maggioranza sono "Regole che non si fanno a proprio piacimento" e quando si guarda al bene di un paese si fanno regole e leggi condivisibili dalla comunità. Ricorda, inaspettatamente, che la Costituzione sancisce chiaramente che il potere di cambiare le regole è dettato dal consenso degli elettori e dalle loro decisioni. Si sofferma chiaramente sul dire che i fatti recenti hanno fatto capire che bisogna dare delle basi solide alle leggi e non favorire questo o quello.
Parole inaspettate. Parole che ci saremmo aspettate da un Di Pietro e non da un Fini. Vere o meno che siano, sono sicuramente rincuoranti.
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