lunedì 1 novembre 2010

Il centro Experia ancora sbarrato e non c'è alcun lavoro in corso



I lavori saranno effettuati con fondi regionali per un ammontare di due milioni e mezzo di euro. L'arch. Campo: «La destinazione d'uso è quella prevista per legge». Il bene è dell'Ersu e, a lavori ultimati, sarà nella sua disponibilità



Il centro popolare occupato Experia come appare oggi, ancora sbarrato e con scritte di protesta ...
Pinella Leocata
All'alba del 30 ottobre 2009, il teatro educativo della Casa del Balilla, da 17 anni occupato dal Centro popolare Experia, veniva sgomberato a forza di manganelli. E il giorno dopo, mentre le mamme del quartiere bloccavano la strada mettendo in piazza le attività che i propri figli per anni vi avevano svolto all'interno, gratuitamente - doposcuola, lezioni di boxe e di lotta romana, laboratorio per la riparazione di biciclette, feste e musica - gli operai della sovrintendenza muravano porte e finestre con lastre di ferro. Da spazio aperto, per anni a servizio del quartiere, a luogo blindato, sottratto alla fruizione collettiva in modo violento e definitivo. Una scelta che le istituzioni di città non hanno avuto il coraggio di fare con il «Palazzo di cemento» di Librino, che pure è notoriamente territorio di spaccio e armeria dei clan mafiosi.
A distanza di un anno la sede dell'Experia è ancora sbarrata e i volontari che per tanti anni hanno svolto la loro attività nel quartiere, a vantaggio del quartiere, sono ancora senza una sede, nonostante le numerosi assicurazioni del Comune cui i protagonisti avevano chiesto un'immobile in zona dove potere continuare la propria azione. Lo sgombero dell'Experia, infatti, ha scosso l'opinione pubblica per il modo in cui è avvenuto e per gli argomenti con cui è stato motivato. Si disse che gli occupanti rubavano l'acqua e la luce, che in realtà forniva la scuola Manzoni proprio per il ruolo sociale che il centro svolgeva con i ragazzi del quartiere. Si disse che l'Ersu ne aveva rivendicato il possesso cui aveva diritto dal lontano 1985 quando il Presidente della Repubblica, con il decreto 265, trasferì le Opere universitarie dallo Stato alle Regioni cui andava anche la proprietà degli immobili ex Gil (Gioventù italiana del Littorio) di cui la scuola Manzoni e il «centro Experia» sono parte. Ma il presidente dell'Ersu dichiarò di non avere chiesto lo sgombero e di non avere progetti sull'immobile facendo ricadere la responsabilità dell'operazione sull'arch. Gesualdo Campo che, in quanto sovrintendente, rivendicava il diritto-dovere di tutelare il bene, a suo avviso insicuro e pericoloso.
A distanza di un anno, l'arch. Campo, oggi direttore regionale dei Beni Culturali, annuncia che la sovrintendenza di Catania ha presentato un progetto di restauro e di ristrutturazione, finanziato con due milioni e mezzo nell'ambito dei fondi Por, progetto la cui busta sarà aperta a giorni, insieme agli altri a titolarità regionale, dal momento che i termini di presentazione sono slittati dal 31 ottobre al 2 novembre. Il centro popolare occupato Experia diventerà un auditorium di 250 posti e sarà gestito dall'Ersu che ne è proprietario. «Una destinazione d'uso obbligata da un percorso di legge e non certo per rispondere ai desiderata del funzionario pro tempore», sottolinea l'arch. Campo che spiega che la legge 44/85 prevede e impone che le sale pubbliche con più di 30 anni devono essere tutelate e adibite ad auditorium. Poiché il bene è dell'Ersu, anche l'auditorium sarà nella sua disponibilità.
Intanto gli animatori dell'Experia sono per strada. Per le riunioni usufruiscono della sede messa a disposizione dall'Arci, in piazza Carlo Alberto, mentre per le attività con i ragazzi, durante l'estate, hanno utilizzato il giardino della chiesa sconsacrata e diroccata dell'Idria, sempre all'Antico Corso. Ora, con l'arrivo del maltempo, tutto si fa più complicato.
Intanto hanno varato un proprio statuto in vista della prossima costituzione in soggetto giuridico, così come richiesto dal Comune per potere ottenere la disponibilità di un immobile pubblico. Nei mesi scorsi - quando alle Camere si discuteva la legge Merloni sulle comunità giovanili - si era parlato di due villette diroccate, una in via Citelli, l'altra in via Rametta, ma a luglio la legge è stata bloccata e, con questa, i relativi finanziamenti nazionali. E tutto è ritornato in ballo, tanto che gli ex occupanti dell'Experia stanno valutando la possibilità di fare con le proprie forze ristrutturando uno spazio a proprie spese.
Intanto la porta dell'Experia resta sbarrata, monito di un'importante esperienza di partecipazione soffocata con la violenza dalle istituzioni. Una brutta pagina di storia catanese.





01/11/2010
La Sicilia

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