Le tragedie di Sarno, Giampilieri e Scaletta Zanclea mettono in evidenza la fragilità di un territorio ad altissimo rischio idrogeologico. Gli esperti: "Continuiamo a denunciare con forza l'inerzia e l'inettitudine delle istituzioni" | ||
| NAPOLI - Sicilia e Campania sulla stessa linea: il dissesto idrogeologico è una priorità nazionale, secondo il presidente dell'Ordine dei geologi campani Francesco Peduto, mentre il collega siciliano Gianvito Graziano denuncia che "dopo i 37 morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea nulla è cambiato". Peduto, alla presidenza da pochi giorni, e Graziano si sono incontrati a Salerno il 14 ottobre per un summit di geologi: occasione per mettere a fuoco emergenze comuni e lanciare oggi un Sos: "Continuiamo a denunciare con forza l'inerzia e l'inettitudine delle istituzioni a tutti i livelli". Dopo il disastro di Sarno, ricordano i geologi, furono emanate norme che dovevano sancire il passaggio da un'impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni ad una cultura di previsione e prevenzione: con il presidio territoriale, piani di emergenza, sistemi di allerta e di allarme, delocalizzazione delle attività produttive e di abitazioni edificate all'interno delle aree a rischio, potenziamento degli uffici geologici regionali. "Oggi a distanza di 10 anni dall'emanazione di queste norme, nulla ancora è stato fatto - dice Peduto -. La stessa esperienza dei presidi territoriali, iniziata in Campania dopo Sarno ed esportata in altre regioni italiane ed anche all'estero, da noi è andata completamente nel dimenticatoio. Non ci rassegniamo". "Il sacrificio di Francesca Mansi - prosegue Peduto - potrebbe non essere stato inutile se servirà a salvare altre vite umane. Come ordine campano stiamo portando avanti con un gruppo di parlamentari un disegno di legge nazionale riguardante la difesa del suolo e Protezione civile. A livello regionale stiamo perfezionando un'intesa con la Protezione civile per costituire la short-list dei geologi da affiancare alla Regione". "I costi stimati dalla Protezione civile per sei ore di pioggia a Giampilieri ammontano a 550 milioni - dice Graziano -. Fino ad ora ne sono stati spesi 139; ne occorrono, per riparare i danni dello scorso anno, altri 181. Solo per 6 ore di pioggia. Si è ancora lontani dalla messa in sicurezza ed infatti la gente non rientra nelle case. Oggi, però, mentre parlo ci sono 12 presidi territoriali grazie ad una convenzione stipulata tra ordine regionale della Sicilia e Protezione civile". | ||
| 16/10/2010 La Sicilia Web | ||
domenica 17 ottobre 2010
"Sicilia e Campania il dissesto è una priorità"
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