giovedì 7 ottobre 2010

I fanghi tossici nel Danubio "A rischio l'ecosistema europeo"


L'onda nociva che ha provocato quattro morti in ungheria avrebbe contaminato il più grande fiume dell'Unione. Si temono ripercussioni dalla Serbia fino alla Romania e al Mar Nero. Ma la protezione civile di Budapest smentisce dal nostro inviato ANDREA TARQUINI

BUDAPEST  -  Cresce l'allarme per la catastrofe ecologica in Ungheria 1. Il fango rosso altamente tossico ha raggiunto il Danubio, e minaccia così l'ecosistema e ogni forma di vita acquatica nel più grande e mitico fiume dell'Unione europea, che attraversa capitali come Budapest e Belgrado. Il rischio concreto è che l'inquinamento si estenda agli altri paesi dove il Danubio scorre, dalla Serbia fin giù alla Romania e al Mar Nero.

Secondo notizie fornite da un responsabile del servizio magiaro delle acque, i letali fanghi tossici, che si erano riversati nei giorni scorsi nel piccolo fiume Mercal e poi nella Raba, sono finiti nel Danubio. I controlli sulla qualità delle acque registrano infatti un  tasso di alcalinità oltre il 9 per cento, quindi ben superiore a quello normale che secondo gli scienziati citati dalle agenzie di stampa è tra il 6 e l'8 per cento.

Responsabili della protezione civile hanno minimizzato e ridimensionato l'allarme: secondo loro il fango rosso avrebbe raggiunto le acque della Raba ma non ancora quelle del Danubio. Il servizio delle acque smentisce questo ottimismo, ma le autorità insistono: il Raba è inquinato, il Danubio no, o quantomeno non ancora. Testimoni oculari citati dalla France Presse dicono di aver visto molti pesci morti, uccisi dal veleno, venire a galla nelle acque del Raba, ma non nel Danubio.

Il fango rosso comunque sta creando la più grave catastrofe ecologica in Europa da diversi decenni: per sciagure di queste dimensioni o di gravità superiore bisogna probabilmente risalire a Seveso e a Cernobyl. Il disastro è cominciato lunedì scorso, quando un argine di contenimento di un grande bacino-deposito di fango rosso (una scoria derivata dalla produzione di alluminio) nella città occidentale di Ajka ha ceduto, e 1,1 milioni di tonnellate di sostanze tossiche sono uscite dal bacino con la violenza di un'onda di tempesta. La marea di fango ha investito almeno sette villaggi presso Ajka. Kolontar e Devecser sono stati i più colpiti. I morti sono stati quattro, tra cui due bambini. Tre persone sono ancora disperse e per loro praticamente non c'è più speranza, 120 sono ricoveratye in ospedale. Alcune di loro versano ingravi condizioni.

Da giorni, reparti speciali dell'esercito ungherese, tecnici della protezione civile e volontari tentano in una corsa contro il tempo di arginare l'onda del fango. Nel liquido sono state versate sostanze che dovrebbero renderlo meno tossico, ma senza apparente successo. E ora la situazione sembra precipitare.
(07 ottobre 2010)

La repubblica web

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