Lunedì sera, a distanza di quindici anni dall'approvazione dello Statuto comunale, il Consiglio ha approvato, all'unanimità dei presenti, la delibera che prevede e regolamenta gli istituti di partecipazione democratica. Da oggi i cittadini potranno chiedere e ottenere udienza dal sindaco e dagli amministratori, potranno presentare proposte e suggerimenti al Consiglio comunale e, soprattutto, sottoporre a referendum le scelte più controverse della vita cittadina.
E' dunque giunto a conclusione un iter avviato oltre un anno e mezzo fa quando il Pd, recependo le richieste e le proposte di alcune associazioni - «Comitato noi decidiamo», «Comitato diritti civili» e giovani radicali - ha presentato una proposta di iniziativa consiliare che, tradotta in delibera, è approdata in aula circa sei mesi addietro.
Il nuovo regolamento prevede: 1) il diritto di udienza, 2) il diritto di petizione, e 3) la possibilità di sottoporre una decisione a referendum. Questo significa che il sindaco, gli assessori e gli amministratori dovranno organizzare il proprio tempo prevedendo uno spazio di confronto e di ascolto per i cittadini e che altrettanto dovrà fare il Consiglio comunale al quale i cittadini potranno rivolgere petizioni affinché si pronunci su specifici temi o prenda posizione su altri. Ma l'istituto di partecipazione più importante è quello del referendum che non è solo abrogativo, ma anche consultivo e propositivo. Il regolamento non fissa il numero dei proponenti, ma quello delle firme che lo rendono valido e che devono essere pari al 3% del corpo elettorale. Ora, poiché questo, a Catania, è di 250-260.000 cittadini, perché un referendum sia valido occorreranno dalle 8.000 alle 10.000 firme. Sarà una commissione a valutare, alla fine del percorso, la validità del referendum in base all'ammissibilità del requisito e al numero dei sottoscrittori. Naturalmente sono escluse dalla possibilità di essere sottoposte a referendum le delibere relative a tasse e tributi.
«Il regolamento approvato - sottolinea Saro D'Agata del Pd, che è stato il primo firmatario della proposta d'iniziativa consiliare - è un modo per sollecitare la partecipazione dei cittadini e il controllo sull'operato dell'amministrazione pubblica, un modo per tentare di colmare il distacco crescente tra cittadini e politica attiva». Che sia stato approvato all'unanimità è motivo di soddisfazione, ma i problemi si porranno in seguito perché bisognerà valutare la reale volontà politica di applicarlo. Fare un referendum, infatti, anche nei modi più spartani, implica dei costi e, dunque, occorre prevedere una somma in bilancio. E sarà importante che l'amministrazione rispetti i tempi fissati per indire il referendum o per dare audizione ai cittadini in modo da evitare di svuotare questi strumenti di partecipazione rinviando le scelte alle calende greche.
Della stessa opinione è Nello Musumeci che si augura che «questo strumento normativo non segua la stessa cattiva sorte di quelli approvati negli ultimi mesi: centri giovanili, randagismo, consigliere aggiunto, strutture sportive, tutti rimasti inapplicati dall'amministrazione comunale o, peggio ancora, rivelatisi inapplicati alla prova dei fatti».
Temi dei quali il gruppo consiliare del Pd discuterà stamattina in una conferenza stampa che si terrà alle 10,30 nella sede del Comune.
Sull'argomento interviene anche il «Comitato Noi decidiamo», «felice di annunciare che la proposta da noi presentata un anno e mezzo fa» sia stata recepita e poi approvata dall'assise cittadina con voto unanime. E aggiunge che è con «viva commozione» che consegna «virtualmente» questo regolamento attuativo ai concittadini «affinché possano usufruirne per fare pesare la loro opinione nella risoluzione dei problemi della città, per vivere attivamente le scelte che li riguardano, per realizzare finalmente un serio contributo alla crescita civica di Catania». «Ma la vera sfida - concludono - inizia proprio adesso».
Di analogo tenore la nota del «Comitato per i diritti civili» che, insieme ad altre venti associazioni interessate alla tutela dei diritti, aveva presentato una propria bozza di regolamento. Unico neo, a loro avviso, resta la mancata approvazione dell'Albo delle associazioni che - poiché è previsto che petizioni e proposte di delibere di iniziativa popolare possano essere presentate anche da cinque associazioni - rappresenta un importante momento di semplificazione. Un argomento che si augurano «sia al più presto oggetto di discussione». E, in tal senso, hanno già avuto assicurazioni dal presidente della commissione consiliare Statuto e regolamenti Lanfraco Zappalà.
27/10/2010
La Sicilia
E' dunque giunto a conclusione un iter avviato oltre un anno e mezzo fa quando il Pd, recependo le richieste e le proposte di alcune associazioni - «Comitato noi decidiamo», «Comitato diritti civili» e giovani radicali - ha presentato una proposta di iniziativa consiliare che, tradotta in delibera, è approdata in aula circa sei mesi addietro.
Il nuovo regolamento prevede: 1) il diritto di udienza, 2) il diritto di petizione, e 3) la possibilità di sottoporre una decisione a referendum. Questo significa che il sindaco, gli assessori e gli amministratori dovranno organizzare il proprio tempo prevedendo uno spazio di confronto e di ascolto per i cittadini e che altrettanto dovrà fare il Consiglio comunale al quale i cittadini potranno rivolgere petizioni affinché si pronunci su specifici temi o prenda posizione su altri. Ma l'istituto di partecipazione più importante è quello del referendum che non è solo abrogativo, ma anche consultivo e propositivo. Il regolamento non fissa il numero dei proponenti, ma quello delle firme che lo rendono valido e che devono essere pari al 3% del corpo elettorale. Ora, poiché questo, a Catania, è di 250-260.000 cittadini, perché un referendum sia valido occorreranno dalle 8.000 alle 10.000 firme. Sarà una commissione a valutare, alla fine del percorso, la validità del referendum in base all'ammissibilità del requisito e al numero dei sottoscrittori. Naturalmente sono escluse dalla possibilità di essere sottoposte a referendum le delibere relative a tasse e tributi.
«Il regolamento approvato - sottolinea Saro D'Agata del Pd, che è stato il primo firmatario della proposta d'iniziativa consiliare - è un modo per sollecitare la partecipazione dei cittadini e il controllo sull'operato dell'amministrazione pubblica, un modo per tentare di colmare il distacco crescente tra cittadini e politica attiva». Che sia stato approvato all'unanimità è motivo di soddisfazione, ma i problemi si porranno in seguito perché bisognerà valutare la reale volontà politica di applicarlo. Fare un referendum, infatti, anche nei modi più spartani, implica dei costi e, dunque, occorre prevedere una somma in bilancio. E sarà importante che l'amministrazione rispetti i tempi fissati per indire il referendum o per dare audizione ai cittadini in modo da evitare di svuotare questi strumenti di partecipazione rinviando le scelte alle calende greche.
Della stessa opinione è Nello Musumeci che si augura che «questo strumento normativo non segua la stessa cattiva sorte di quelli approvati negli ultimi mesi: centri giovanili, randagismo, consigliere aggiunto, strutture sportive, tutti rimasti inapplicati dall'amministrazione comunale o, peggio ancora, rivelatisi inapplicati alla prova dei fatti».
Temi dei quali il gruppo consiliare del Pd discuterà stamattina in una conferenza stampa che si terrà alle 10,30 nella sede del Comune.
Sull'argomento interviene anche il «Comitato Noi decidiamo», «felice di annunciare che la proposta da noi presentata un anno e mezzo fa» sia stata recepita e poi approvata dall'assise cittadina con voto unanime. E aggiunge che è con «viva commozione» che consegna «virtualmente» questo regolamento attuativo ai concittadini «affinché possano usufruirne per fare pesare la loro opinione nella risoluzione dei problemi della città, per vivere attivamente le scelte che li riguardano, per realizzare finalmente un serio contributo alla crescita civica di Catania». «Ma la vera sfida - concludono - inizia proprio adesso».
Di analogo tenore la nota del «Comitato per i diritti civili» che, insieme ad altre venti associazioni interessate alla tutela dei diritti, aveva presentato una propria bozza di regolamento. Unico neo, a loro avviso, resta la mancata approvazione dell'Albo delle associazioni che - poiché è previsto che petizioni e proposte di delibere di iniziativa popolare possano essere presentate anche da cinque associazioni - rappresenta un importante momento di semplificazione. Un argomento che si augurano «sia al più presto oggetto di discussione». E, in tal senso, hanno già avuto assicurazioni dal presidente della commissione consiliare Statuto e regolamenti Lanfraco Zappalà.
27/10/2010
La Sicilia
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