Aumentano le adesioni all'iniziativa nata dall'articolo di D'Avanzo. Firmano anche Bonelli (Verdi) e Nichi Vendola, leader di Sel: "Berlusconi non vuole un processo lampo, ma un lampo sul suo processo"
ROMA - All'appello lanciato tre giorni fa da Repubblica ("Presidente Berlusconi, dimostri che la legge è uguale per tutti") hanno già aderito oltre 70.000 lettori. E in molti tra blog e social network hanno rilanciato la richiesta contenuta nell'articolo di Giuseppe D'Avanzo 1: il presidente sciolga il nodo che tiene aggrovigliato il sistema politico e il mondo delle istituzioni, scelga di farsi processare, dimostrando, appunto, che in Italia la legge è uguale per tutti.FIRMA L'APPELLO 2
"C'è un solo modo per Berlusconi di mostrarsi all'altezza della sua responsabilità politica - scriveva martedì D'Avanzo - rivendicare di essere un cittadino fra i cittadini, con gli stessi diritti e doveri, ed accettare di difendersi nei suoi processi, senza alcuno scudo, impedimento e impunità. Così la legge sarà uguale per tutti".
Dopo le firme di Rosy Bindi, presidente del Pd, Dario Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, Claudio Fava, della segreteria di Sinistra Ecologia e Libertà, e Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ieri si sono aggiunte le adesioni di Nichi Vendola, governatore della Puglia e leader di Sel, e quella di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. "Da anni il dibattito politico nazionale sulla giustizia - scrive Vendola in una lettera a Repubblica - è paralizzato dai politici e dalle classi dirigenti che tentano di fuggire dal lavoro dei magistrati. Mi fa sorridere tutta questa discussione, ieri sul processo breve, oggi sul lodo, domani sul legittimo impedimento. Una falsità assoluta: c'è semplicemente qualcuno che vuole un processo assolutorio per il presidente del Consiglio e la classe dei potenti, una sorta di condono. Berlusconi non vuole un processo lampo, vuole semplicemente un lampo sul suo processo, in modo tale che lo polverizzi".
Per Bonelli, "l'appello di Repubblica è un'iniziativa importante a cui noi Verdi abbiamo aderito con convinzione e che ci impegniamo a diffondere. L'articolo 3 della Costituzione parla chiaro - prosegue - nel nostro Paese i diritti e i doveri sono uguali per tutti e tutti sono uguali dinanzi alla legge: a questa regola non fa eccezione Berlusconi che non è il monarca d'Italia".
L'appello scaturisce da un articolo nel quale si riepilogano anche le vicende giudiziarie che riguardano il premier. Compreso il processo Mills che Berlusconi prova ad allontanare, elaborando escamotage legislativi che i suoi più stretti collaboratori cercano di cucirgli addosso. D'altronde, proprio uno degli uomini più vicini a Berlusconi, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, aveva dichiarato: "Se Berlusconi non fosse entrato in politica oggi saremmo tutti in galera o sotto qualche ponte". Ma nonostante queste parole, nel suo articolo D'Avanzo chiede al premier di "difendere il suo onore, la sua storia, la verità dei suoi giuramenti" nell'unico luogo possibile: l'aula di un tribunale.
(23 settembre 2010)
La Repubblicawb
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