di M.B. Scibetta.
La "scuola leghista" è lo specchio del provincialismo di quella galassia verde con cui comunicare appare sempre più difficile.
Simboli della Lega Nord su banchi, vetrate, muri, cartelli, fogli di carta. Un passante ignaro potrebbe aspettarsi di vedere da un momento all’altro l’insegna della sede locale del Carroccio, o almeno un circolo di militanti leghisti. Invece, voltandosi legge: Scuola di Adro. Sembra l’incipit di una delle cosmicomiche di Calviniana memoria, ma questa volta il vecchio “Qfwfq” è rappresentato da un sindaco in carne e ossa al quale gli elettori hanno conferito potere amministrativo reale. L’elemento fantascientifico che contraddistingue ogni racconto? Tutto il contorno. In uno dei racconti (“Tutto in un Punto”) Calvino parte dalla teoria del “Big Bang” per poi descrivere l’insolita condizione di assurdi personaggi costretti per la mancanza di materia a coabitare in un unico punto. L’analogia viene quasi naturale: se il “big bang”, evento iniziale, ad Adro rappresenta l’elezione del sindaco leghista, l’assurdità risiede come nelle cosmicomiche, nella condizione dei cittadini: costretti anche loro, per mancanza di materia (grigia stavolta, ma sempre materia ), a crescere i figli in una scuola con un’unica bandiera. Il sindaco Lancini inneggia al “miracolo”, riferendosi al fatto che molti abitanti si siano autotassati per finanziare gli arredamenti scolastici. Ecco la ciliegina sulla torta, il paradosso mancante che segna il confine fra banalità e assurdità: l’esaltazione di un’opera che spogliata dalla finta gloria di cui si veste sa soltanto di becero provincialismo.
Provincialismo perché dalla chiusura mentale implicata nell’idea stessa di una simile scuola si arriva all’espressione di un’arretratezza culturale dilagante: nessuno ha pensato di protestare. E non si parla di divergenze politiche, di nord e sud, di destra di sinistra, di protesta contro il sistema o la congiuntura. L’ottusità si ferma molto prima: il ridicolo spettacolo del taglio del nastro verde davanti alla scuola (mai si era vista un’ordalia simile in un luogo di educazione) è accolto con entusiasmo mentre il paese si colora di sorrisi compiaciuti come fosse un Eliseo di buoni propositi. La questione non verte più attorno al confronto di opinioni quanto alla possibilità di formare queste opinioni. E’ un paese a senso unico, dove fin da piccoli gli abitanti vengono edotti su un’unica realtà che ormai più che politica diventa sociale: un solo modo di confrontarsi, una solo risposta che risiede in quel simbolo verde. Un simbolo che imposto in questa maniera diventa marchio di appartenenza o segno di quell’identità violata del suo diritto più profondo che è quello di poter scegliere. E’ proprio questa possibilità a marcare la discrepanza tra un uomo libero di pensare e un uomo libero di illudersi: la realtà del secondo è forgiata secondo l’attesa di un’aspettativa pre-imposta oltreché pre-impostata. C’è un racconto nelle “Cosmicomiche” in cui il vecchio Qfwfq cerca di comunicare con Pfwfq, che si trova su un’altra galassia, tramite dei cartelli. Ma le galassie si allontanano ogni giorno di più fino a quando la distanza rende impossibile la corrispondenza. Allora poveri noi, cittadini del mondo e abitanti delle grandi metropoli che si aggiornano e crescono guardando all’Europa, poveri noi liberi di scegliere scuole e punti di vista; poveri noi che ci illudiamo ancora di poter comunicare con quell’altra galassia “verde”. I cartelli non si leggono più, noi ci teniamo il nostro articolo 21, mentre ad Adro echeggia quel “vietato calpestare il prato” con tanto di sole delle alpi al posto della “o”.
http://www.corriereweb.net/politica-e-societa/interni/3454-adro-le-cosmicomiche-della-scuola-leghista.html
La "scuola leghista" è lo specchio del provincialismo di quella galassia verde con cui comunicare appare sempre più difficile.
Simboli della Lega Nord su banchi, vetrate, muri, cartelli, fogli di carta. Un passante ignaro potrebbe aspettarsi di vedere da un momento all’altro l’insegna della sede locale del Carroccio, o almeno un circolo di militanti leghisti. Invece, voltandosi legge: Scuola di Adro. Sembra l’incipit di una delle cosmicomiche di Calviniana memoria, ma questa volta il vecchio “Qfwfq” è rappresentato da un sindaco in carne e ossa al quale gli elettori hanno conferito potere amministrativo reale. L’elemento fantascientifico che contraddistingue ogni racconto? Tutto il contorno. In uno dei racconti (“Tutto in un Punto”) Calvino parte dalla teoria del “Big Bang” per poi descrivere l’insolita condizione di assurdi personaggi costretti per la mancanza di materia a coabitare in un unico punto. L’analogia viene quasi naturale: se il “big bang”, evento iniziale, ad Adro rappresenta l’elezione del sindaco leghista, l’assurdità risiede come nelle cosmicomiche, nella condizione dei cittadini: costretti anche loro, per mancanza di materia (grigia stavolta, ma sempre materia ), a crescere i figli in una scuola con un’unica bandiera. Il sindaco Lancini inneggia al “miracolo”, riferendosi al fatto che molti abitanti si siano autotassati per finanziare gli arredamenti scolastici. Ecco la ciliegina sulla torta, il paradosso mancante che segna il confine fra banalità e assurdità: l’esaltazione di un’opera che spogliata dalla finta gloria di cui si veste sa soltanto di becero provincialismo.
Provincialismo perché dalla chiusura mentale implicata nell’idea stessa di una simile scuola si arriva all’espressione di un’arretratezza culturale dilagante: nessuno ha pensato di protestare. E non si parla di divergenze politiche, di nord e sud, di destra di sinistra, di protesta contro il sistema o la congiuntura. L’ottusità si ferma molto prima: il ridicolo spettacolo del taglio del nastro verde davanti alla scuola (mai si era vista un’ordalia simile in un luogo di educazione) è accolto con entusiasmo mentre il paese si colora di sorrisi compiaciuti come fosse un Eliseo di buoni propositi. La questione non verte più attorno al confronto di opinioni quanto alla possibilità di formare queste opinioni. E’ un paese a senso unico, dove fin da piccoli gli abitanti vengono edotti su un’unica realtà che ormai più che politica diventa sociale: un solo modo di confrontarsi, una solo risposta che risiede in quel simbolo verde. Un simbolo che imposto in questa maniera diventa marchio di appartenenza o segno di quell’identità violata del suo diritto più profondo che è quello di poter scegliere. E’ proprio questa possibilità a marcare la discrepanza tra un uomo libero di pensare e un uomo libero di illudersi: la realtà del secondo è forgiata secondo l’attesa di un’aspettativa pre-imposta oltreché pre-impostata. C’è un racconto nelle “Cosmicomiche” in cui il vecchio Qfwfq cerca di comunicare con Pfwfq, che si trova su un’altra galassia, tramite dei cartelli. Ma le galassie si allontanano ogni giorno di più fino a quando la distanza rende impossibile la corrispondenza. Allora poveri noi, cittadini del mondo e abitanti delle grandi metropoli che si aggiornano e crescono guardando all’Europa, poveri noi liberi di scegliere scuole e punti di vista; poveri noi che ci illudiamo ancora di poter comunicare con quell’altra galassia “verde”. I cartelli non si leggono più, noi ci teniamo il nostro articolo 21, mentre ad Adro echeggia quel “vietato calpestare il prato” con tanto di sole delle alpi al posto della “o”.
http://www.corriereweb.net/politica-e-societa/interni/3454-adro-le-cosmicomiche-della-scuola-leghista.html

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