
CHIETI. Nella fabbrica di Melfi possono entrare solo nella stanza dedicata alle relazioni sindacali, negli altri stabilimenti del gruppo Fiat non possono nemmeno mettere piede anche se per motivi sindacali. È ancora muro della Fiat contro gli operati licenziati dallo stabilimento di Melfi e reintegrati dal giudice del lavoro. Due di loro, Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, sono stati invitati dalla Fiom a partecipare da un'assemblea sindacale alla Sevel di Atessa (Chieti), fabbrica del gruppo Fiat dove si producono i furgoni Ducato. L'azienda torinese ha però negato ai due sindacalisti il permesso di entrare nell'azienda.
«La Sevel di Atessa ha ritenuto di negare l'accesso al proprio stabilimento a due degli operai coinvolti nei fatti di Melfi», fa sapere l'azienda, «considerando la richiesta della Fiom-Cgil di Chieti in contrasto con le vigenti disposizioni di legge e di contratto in materia di partecipazione di esterni alle assemblee sindacali retribuite».L'assemblea è prevista per domani ad Atessa ed è stata richiesta dalla Fiom-Cgil Chieti. Il sindacato aveva chiesto il permesso di far parlare anche Barozzino e Lamorte, i due delegati sindacali al centro della vicenda del licenziamento e successivo reintegro a Melfi (Potenza). Ma ai due è stato vietato l'ingresso.
Il sindacato ha saputo oggi del divieto di fare entrare i due delegati in fabbrica: «Ci hanno detto che sono ospiti non graditi», spiega Marco Di Rocco, segretario Fiom Lanciano-Vasto. «Avevamo chiesto di poterli far parlare, insieme a Landini. Verranno lo stesso e resteranno fuori dai cancelli della fabbrica fino alla fine dell'assemblea e valutiamo altre iniziative. Ma stiamo anche pensando ad eventuali azioni legali, che stiamo studiando», chiude il sindacalista.
08/09/2010
fonte: il centro gelocal
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